Francesco Albi – Locarno, oltre i grandi eventi (laRegione, 23.1.2026)
In pieno centro a Locarno ha nuovamente chiuso il “Piazza Grande”. Otto persone hanno perso il lavoro dopo che altre sette erano già state lasciate a casa nel 2023. E non è l’unica vetrina abbandonata affacciata sulla piazza.
Eppure solo poche settimane fa il Capodicastero finanze dichiarava al Quotidiano che “manifestazioni come Winterland hanno un impatto tanto positivo su ristoranti e strutture ricettive da permettere in alcuni casi di combattere la disoccupazione.” Un’affermazione che alla luce dei fatti merita una riflessione.
Nessuno contesta l’esistenza dei grandi eventi. Ciò che va messo in discussione è l’idea diffusa che possano, da soli, garantire vitalità economica e occupazionale alla città. Il fatto che nonostante eventi di successo le attività in pieno centro continuino a chiudere dimostra la fragilità del tessuto socioeconomico.
Winterland e Moon&Stars si rivolgono prevalentemente a un turismo di giornata: visibilità e presenze concentrate, ma con un rapporto costi-benefici discutibile che molte città stanno cercando di riequilibrare. Meglio di niente? Forse, ma non basta.
Va riconosciuto che la Città lavora già sulla destagionalizzazione e sul turismo congressuale e ha in programma investimenti culturali importanti, dalla valorizzazione del Castello Visconteo al futuro Museo cantonale di storia naturale. Una direzione giusta, che però non sempre trova un sostegno politico convinto né un’attuazione sempre coerente.
Persiste infatti, in alcune forze politiche, l’idea che la cultura sia giustificabile solo se a costo zero. In una fase di finanze fragili, questo può tradursi in rinvii inaccettabili: la cultura rafforza identità, qualità di vita e attrattività turistica e residenziale duratura. Investire in questo settore resta un’urgenza inderogabile.
Per l’offerta congressuale sono in corso valutazioni regionali, ma l’esperienza dimostra che nessun centro congressi funziona senza una struttura ricettiva nelle immediate vicinanze. Il FEVI ne è privo e, parallelamente, la Città pianifica un albergo di cento camere in zona Lido, destinato a un’utenza diversa. Una scelta discutibile, soprattutto considerando che il Comune dispone del Teatro di Locarno, in posizione centrale, ben servito e vicino a strutture alberghiere, tuttora in attesa di una chiara prospettiva di sviluppo e potenzialmente adatto anche a funzioni congressuali.
Nessuna strategia turistica può comunque funzionare senza una città vissuta quotidianamente. A Locarno circa il 20% degli alloggi è secondario e la diffusione degli Airbnb sottrae ulteriori abitazioni alla residenza primaria. Il Municipio dice di non voler intervenire, dimenticando che senza residenti negozi e ristoranti non possono reggere, indipendentemente dal numero di eventi.
Infine, un aspetto spesso taciuto: i grandi eventi tendono a concentrare al proprio interno ristorazione e servizi, a scapito degli esercizi locali, e generano in larga parte occupazione temporanea. Per un’economia più stabile occorre dare priorità a chi investe sul territorio, anche attraverso una politica attiva sugli affitti commerciali oggi spesso insostenibili. I grandi eventi sono una componente dell’offerta cittadina e possono continuare ad avere un ruolo. Il loro sviluppo va però inserito in una strategia più ampia, che non li consideri il perno dell’economia di Locarno. È in questo equilibrio tra residenza primaria, cultura, turismo responsabile ed economia locale, che si gioca la solidità del modello di sviluppo della città.
Articolo di Francesco Albi, Capogruppo Sinistra Unita, pubblicato su laRegione il 23.1.2026
