S-vestite per scelta?

Il nostro abbigliamento tra norme giuridiche e tradizioni socioculturali e religiose

L’abbigliamento è un tema che riguarda tutte e tutti, ma nonostante le libertà conquistate nei secoli, ancora oggi esistono tutta una serie di norme giuridiche e fattori socioculturali o religiosi e che vanno oltre ai nostri bisogni individuali ed influenzano il nostro modo di vestire.

A essere toccato da queste norme di abbigliamento è spesso il corpo delle donne, che col passare dei secoli si è visto vestito e svestito in un certo modo, fondamentalmente per “mano” maschile.

Tali imposizioni sono ricorrenti anche ai nostri giorni e alle nostre latitudini e sono tutt’altro che coerenti. Si pensi ad esempio all’attuale discussione sul divieto del Burkini a Locarno, in cui i relatori della mozione e del rapporto di maggioranza chiedono apertamente alle donne musulmane di togliersi i veli in spiaggia e alle proteste giovanili dovute agli stretti codici di abbigliamento della scuola media di Pinchat, a Ginevra, in cui alle ragazze scoperte venivano imposte “magliette della vergogna”.

Si è svolta venerdì 11 dicembre alle ore 18:00 la conferenza online in cui si è potuto approfondire il tema con Amalia Grätzer, studente liceale cresciuta a Londra e che ora frequenta il collegio Papio ad Ascona, Lara Robbiani Tognina, ex-docente di religione evangelica e attualmente presidente dell’associazione di prima accoglienza per migranti “DaRe – Diritto a Restare” e Rosemarie Weibel, avvocata e curatrice del sito www.sentenzeparita.ch.

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Conferenza organizzata da S-vestite per scelta, gruppo nato dalla collaborazione di abitanti Locarnesi contrari/-e alla mozione per il divieto del Burkini e che mira a tutelare la libertà d’espressione delle donne, sensibilizzando la popolazione con degli eventi e discussioni.

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