MARCO BÜCHLER

Di formazione architetto urbanista, la mia passione per una città vivibile – luogo d’incontro e di solidarietà – è di lunga data, soprattutto per la nostra Città di Locarno. Cresciuto praticamente nell’esercizio pubblico dei miei genitori, a pochi passi da Piazza Grande, sono presto entrato in contatto con la vita cittadina e politica, iniziando a sfogliare giornali più grandi di me. Tra partite di Jass e discussioni infervorate ad alta voce, la politica la si faceva allora spesso nei bar. Le mie attenzioni per quel che succedeva tra i tavoli e nel mondo, tra voglia di autonomie partitiche, radicali liberi e marxismi vari, mi hanno portato al mio ritorno dagli studi ad impegnarmi nell’unico (e unificato) partito vicino alle mie idee, il Partito socialista.

Il mio impegno è stato poi premiato con l’elezione in Consiglio comunale, dove mi sono impegnato su temi a me più conosciuti. Il territorio, la viabilità, il Centro storico, sono stati i miei argomenti prediletti, difendendo – quasi un po’ in anticipo sui tempi – gli spazi verdi, la mobilità lenta, la vivibilità cittadina, e imparando dai compagni d’avventura e di partito a lottare su altri fronti come l’uguaglianza, l’integrazione, il bene pubblico, la solidarietà, ecc.

Dopo dodici anni di assenza, rieccomi qua con la voglia di impegnarmi ancora per questa Città dalle mille risorse, dove interessi contrapposti – spesso antagonisti al bene pubblico – ci impediscono di crescere, e di crescere bene, e di crescere tutti allo stesso modo. Con un bagaglio di esperienze non solo professionali ma anche di quelle che la vita inevitabilmente ti porta, mi sento pronto a dare nuovi impulsi a questo gruppo affiatato, non solo sui miei vecchi cavalli di battaglia, ma anche su politiche d’attualità che toccano la sanità, la gestione pubblica, i trasporti, gli anziani, la sostenibilità ambientale e non da ultimo la cultura, che ci permette anche di esprimere quello che siamo riusciti a fare con il nostro impegno politico.

Il mio motto: « Riuscire a vivere bene a Locarno è un diritto »