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Francesco Albi – La neutralizzazione delle stime è subdola (Corriere del Ticino, 2.6.2026)


Il 14 giugno votiamo l’iniziativa costituzionale per la neutralizzazione delle stime. Il comitato favorevole ripete: «L’adeguamento delle stime va fatto, ma i suoi effetti non devono essere automatici. Vanno neutralizzati per non gravare sui piccoli proprietari, sui beneficiari di prestazioni sociali, sugli anziani e sugli inquilini».

Il tema è tecnico e va compreso. In Ticino le stime immobiliari – il valore ufficiale per tassazione e aiuti sociali – sono molto più basse del valore commerciale: circa il 40% contro l’80% della media svizzera. Il Tribunale federale ha giudicato questa differenza eccessiva e ne ha ordinato l’allineamento. Stime troppo basse creano infatti disparità: tra proprietari (che hanno deduzioni fiscali) e inquilini (che non le hanno); tra cantoni (un ticinese paga come se la sua casa valesse un terzo del mercato, mentre a Zurigo o Ginevra ci si basa su valori molto più vicini al reale); e infine tra tipi di sostanza: chi possiede immobili ha una base imponibile molto inferiore rispetto a chi possiede azioni o conti correnti, tassati sul loro valore intero. Vediamo ora punto per punto le pretese del comitato.

Primo, la neutralizzazione. I proprietari di immobili, specie i grandi patrimoni, hanno goduto finora di una tassazione vantaggiosa. È proprio questo vantaggio – giudicato iniquo dal Tribunale federale – che la sentenza ordina di ridurre. Se l’operazione è resa fiscalmente neutra, le disuguaglianze rischiano di rimanere. Secondo, il presunto deficit democratico. Il comitato sostiene che l’adeguamento «automatico» delle stime sarebbe poco democratico. Ma già oggi la revisione non è un atto occulto: ogni aumento passa dal Gran Consiglio, che lo discute e lo vota. Se l’impatto fosse troppo pesante per il ceto medio, il Parlamento potrebbe ridurre le aliquote, aumentare le franchigie o intervenire con misure mirate per piccoli proprietari e beneficiari di sussidi. È questo il suo compito.

Terzo, i veri beneficiari. Se il Gran Consiglio garantisce già la democraticità della revisione, perché lanciare un’iniziativa costituzionale? La risposta si ottiene guardando chi compone il comitato: rappresentanti del mondo economico, dell’economia fondiaria, commercialisti e fiscalisti. Nessun rappresentante degli inquilini, degli anziani o dei beneficiari di prestazioni sociali – le categorie che si dice di voler tutelare. Solo persone direttamente avvantaggiate da una fiscalità favorevole che, guardacaso, si battono per preservarla. L’iniziativa è subdola: è inutile nei fatti e, nascondendosi dietro tecnicismi, mira a bypassare il Gran Consiglio blindando nella Costituzione un privilegio. Un privilegio che il Tribunale federale ha giudicato iniquo, che avvantaggia pochi e non garantisce nulla che non sia già possibile dare oggi a tutti gli altri con un’equa revisione parlamentare delle stime immobiliari. Per questo è importante votare NO il 14 giugno.

Articolo di Francesco Albi, Consigliere comunale PS Locarno, pubblicato sul Corriere del Ticino il 02.06.2026

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