LORENZO SCASCIGHINI

È difficile sapere cosa ci caratterizzi veramente, forse è quello che facciamo nel tempo libero (e non liberato), che è quel tempo in cui possiamo cercare di esprimere noi stessi.

Scritto il preambolo, posso dire come riempio questo tempo: ho letto molti libri e ho viaggiato in tanti posti, anche se sempre meno di quanto avrei voluto fare. La curiosità, il piacere della conoscenza e l’approfondimento sono i grandi motori che mi alimentano.  Il mio viaggio è sempre stato in profondità (dentro la cultura e dentro di me) e sono riuscito a coniugare le differenti esigenze grazie alla cooperazione allo sviluppo. Le prime esperienze di volontariato in Romania, in Uganda e in Bolivia, mi hanno segnato e indicato la rotta da seguire. In seguito ha fatto parte per diversi anni del comitato di Comundo, una ONG che manda volontari nel sud del mondo. Lo scautismo prima e la cooperazione poi, mi hanno insegnato a fare le cose in cui credo e a farle con passione, senza badare al tempo investito.

Non è un caso se nella scuola in cui insegno coordino un progetto chiamato “La scuola al centro del villaggio”: progetto che non considero parte della mia professione, ma come un modo che mi permette di portare qualcosa in più che va oltre al normale susseguirsi delle lezioni e che mi dà un continuo piacere ed entusiasmo. Direi che è quasi una mia seconda pelle. Si tratta di un progetto “utopia”, che ha come pilastri la multiculturalità, la sostenibilità, ma si occupa anche dei diritti umani e della parità di genere; “la scuola al centro del villaggio” vuole una scuola più attiva, più stimolante e con la capacità di influenzare la società. Organizziamo conferenze (una decina ogni anno), le giornate multiculturali, il gemellaggio con una scuola in Romania, la settimana del Gusto, l’orto Scuola/Quartiere e il progetto “mais” (grazie al quale ogni anno organizziamo un pranzo a km0 nella mensa scolastica). La grande soddisfazione sta nel fatto che riesco ad unire la riflessione alla parte operativa: in pratica riesco a far diventare i progetti realtà. Molte delle proposte sono anche state aperte alla popolazione, nel vero spirito del concetto del progetto: le conferenze e gli orti, che sono diventati punto d’incontro e di integrazione per tante persone.

Faccio parte anche del “gruppo Integrazione” della città di Locarno e annualmente organizziamo la cerimonia del pane con tutte le comunità straniere, conferenze e dibattiti sul tema. Non meno importanti, ma forse non così “indicativi”, ci sono altri dati da aggiungere: sono del 1970, sposato con Marianela e un figlio, Romeo, di 12 anni. Ho studiato letteratura italiana a Friborgo e insegno italiano alla SPAI di Locarno.

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